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Ambiente, Politica, Tricase

TRICASE – PER CORTESIA LE ACQUE DEL DEPURATORE NON PIU’ IN MARE…

Dagli atti di programmazione (piano coste ed elenco triennale opere pubbliche) e dalle dichiarazioni sulla stampa e sui social network, emerge l’intenzione degli Amministratori comunali di realizzare, al costo di 8 milioni di euro, una condotta sottomarina che disperda al largo del Canale del Rio (a circa un chilometro di distanza) le acque nere trattate dal depuratore cittadino.
Ci sembra una decisione quanto mai anacronistica, irragionevole ed antieconomica.

Mentre Governo e Regione stanziano ingenti somme per finanziare ai Comuni impianti per il riutilizzo in agricoltura delle acque reflue, Tricase dovrebbe continuare a riversare in mare, se pure al largo. Della serie, la polvere sotto il tappeto!
Eppure i vantaggi del riutilizzo sono molteplici.

In primo luogo fruire a fini irrigui delle acque reflue urbane opportunamente depurate, vuol dire non depauperare le falde.
Ancora, la disponibilità di un tale quantitativo di acqua comporta un notevole risparmio economico per le attività agricole.
Infine si rivela un ottimo rimedio per combattere il fenomeno della desertificazione e salinizzazione delle nostre terre, fra l’altro attraverso un prodotto altamente naturale e ricco di sostanze organiche.

Ci sembra, comunque, improbabile che il Comune di Tricase trovi otto milioni di euro per un simile intervento altamente impattante, visto che gli indirizzi, anche a livello di Comunità Europea, vanno verso la direzione opposta. Con quella somma, se ne potrebbero costruire a iosa di impianti di affinamento delle acque nere per fini agricoli.
Il mare è una risorsa naturale da sfruttare, ma certamente non come deposito fognario.

Piuttosto l’Amministrazione si affretti a mettere in funzione la rete di trattamento dei reflui che dovrebbe abbeverare 450 ettari della nostra campagna e diminuire drasticamente lo sversamento nell’insenatura del Canale del Rio, ma ferma al palo dal 2004 per errori progettuali, di collocazione dell’impianto e di negligenze varie.
Un’opera inserita dal Governo tra le incompiute della Puglia, costata finora oltre 6 milioni di euro, che ha generato contenziosi su contenziosi. Per la quale i funzionari regionali hanno già minacciato, in caso di ulteriore mancato collaudo, di richiedere la restituzione dei fondi comunitari erogati, senza considerare quelli comunali per circa un milione di euro già impiegati.
Se siam capaci anche di questo…

Nunzio Dell’Abate

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