• Tricasenews.it è ancora in fase di aggiornamento, vi chiediamo un po' di pazienza qualora dovessero presentarsi rallentamenti o difficoltà nella navigazione. Grazie!
Cronaca, Solidarieta', Tricase

TRICASE, PROTESTA DEI MIGRANTI, MANCA IL “WI-FI” E RITARDA IL “POCKET MONEY”

TRICASE – Una trentina di migranti ospiti di una struttura non lontana dalla chiesa della Madonna del Gonfalone si sono recati in tarda mattinata presso il Comando della Polizia Locale di Tricase in via Leonardo Da Vinci. Nella stesso stabile c’e’ anche la sede dei Servizi Sociali del Comune di Tricase.

Sul posto per calmare gli animi sono intervenuti Carabinieri della locale Compagnia e la Polizia del Commissariato di Taurisano. Da quanto si e’ saputo sembra che il gruppo di cittadini extracomunitari abbia protestato per la mancanza della connessione wi-fi nella struttura che li ospita e per il ritardo nell’erogazione del pocket money. 

Successivamente i migranti si sono diretti a piedi verso il Comune da dove poi sono stati fatti disperdere dall’intervento delle forze dell’ordine.

Che cos’è il pocket money?

Il pocket money è l’unica parte dei 35 euro di bonus che viene erogata ai beneficiari direttamente, in mano. A volte la cifra viene data in contanti, altre volte attraverso delle carte prepagate ricaricabili e spedibili dappertutto. In ogni caso è un diritto del richiedente asilo.

Perché viene erogato il pocket money? Questa piccola quota giornaliera serve ai richiedenti asilo per le piccole spese quotidiane. Innanzitutto per potersi comperare una scheda telefonica con cui chiamare i familiari, che molto spesso sono rimasti a casa e aggiornarli sulle proprie condizioni di salute. Ma anche per comprarsi un pasto o le sigarette.

35 euro al giorno per vitto, alloggio e gestione dell’accoglienza.

Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno. Un importo non definito per decreto, ma da una valutazione sui costi di gestione dei centri. Gli enti locali che decidono di partecipare al bando Sprar (Sistema di protezione e accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo), hanno l’obbligo infatti di presentare un piano finanziario che deve essere approvato dalla commissione formata da rappresentati di enti locali (comuni, province e regioni), del ministero dell’Interno e dell’Unhcr.

I 35-40 euro, sono ormai una sorta di costo standard, che viene erogato anche per i centri di accoglienza non Sprar gestiti dalle prefetture. Questi soldi servono a coprire le spese per il vitto, l’alloggio, l’affitto e la pulizia dello stabile, ma anche a pagare lo stipendio alle persone che ci lavorano e, in qualche caso, ad avviare progetti di inserimento lavorativo per i migranti.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *