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TRIVELLE NEL SALENTO, I SINDACI DEL PARCO MARINO PROTETTO DICONO NO.

ANDRANO – Sindaci compatti contro le trivellazioni davanti alle coste salentine. Salvaguardia e tutela dei fondali marini, delle formazioni coralline e della risorsa principale del turismo che traina l’economia del territorio.

Sono questi i valori rivendicati dai primi cittadini intervenuti all’incontro che si è tenuto ieri sera ad Andrano, invitati dal sindaco Mario Accoto per delineare una linea comune da seguire per dire no alle trivellazioni in cerca di petrolio, anche sulla base delle osservazioni scientifiche e dei suggerimenti proposti dal professor Ferdinando Boero dell’Università del Salento.

La mobilitazione, però, deve coinvolgere e vedere in prima fila i parlamentari salentini e i consiglieri regionali.
L’idea, che già da giorni circola, punta sull’allargamento del progetto di area marina protetta avviato dal Comune di Otranto già da diversi anni da collegare al Parco costiero, che se dovesse andare in porto potrebbe rappresentare una difesa ancora più forte per l’intero territorio interessato.

Le osservazioni sulle opportunità e utilità delle trivellazioni, le ricadute in termini economici e ambientali, il rischio di danneggiare una risorsa, qual è il mare, alla base del turismo del basso Salento saranno contenute all’interno di un documento che i sindaci, grazie al supporto tecnico di Boero e alle varie professionalità che si sono rese disponibili alla collaborazione, indirizzeranno al Governo, agli organi competenti nonché alla Regione Puglia.

La presenza del Parco Otranto S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase, rappresentato ieri sera dal suo presidente Nicola Panico, potrebbe essere il deterrente principale per scongiurare questo “attacco” ai fondali marini.

E su questa posizione hanno deciso di convergere i primi cittadini presenti ieri partendo da Tricase e proseguendo con Corsano, Gagliano, Castrignano, Morciano, Ugento, Salve, Otranto, Santa Cesarea Terme, Castro e Ortelle. Tutto ciò mentre il Ministero dello Sviluppo Economico ha avviato un’istruttoria su due permessi di ricerca presentati dalla società americana Global Med su un’area che si trova a circa 25 chilometri dalla costa di Leuca.

«Il decreto Sblocca Italia – ha dichiarato il sindaco di Tricase Antonio Coppola – è il risultato di scelte e decisioni prese con leggerezza e fa pensare ad una deriva della politica e della democrazia visto che letteralmente espropria dei diritti conquistati nel corso di decenni. In questo caso si tratta di diritti costituzionali riconosciuti in capo alle Regioni relativi alla tutela ambientale.

Mi sento impotente perché la possibilità di reazione non è nelle mani dei sindaci ma solo delle Regioni, ma spero che oltre a queste ci sia anche un intervento deciso e celere dell’Unione Europea». Sulle opportunità che offre il Parco ha puntato il senatore di Forza Italia Francesco Bruni. «La comunità di questo ente può essere creata solo con il senso di appartenenza a questo territorio. Incanalarsi nel percorso dell’area marina protetta già avviato dal Comune di Otranto ed estenderlo anche al Capo di Leuca rappresenterebbe un modo per rafforzare la tutela del territorio.

Da questa necessità di difesa quindi potrebbero nascere numerose opportunità garantite sia dal Parco che dall’area marina protetta». Un po’ rammaricato, invece, Luciano Cariddi, primo cittadino di Otranto. «Sarebbe stata necessaria la presenza di tutti i parlamentari salentini e dei consiglieri regionali, cioè di coloro che possono avere maggior incidenza rispetto a noi sindaci. Otranto non è nuova a queste battaglie visto che già nel 2009 siamo stati interessati come lembo meridionale di un’area che aveva destato l’interesse di compagnie petrolifere e oggi lo siamo come lembo settentrionale. Ritengo che non si debba reagire d’istinto ma ragionare e studiare la soluzione migliore per tutelare le nostre risorse. Ci siamo sempre opposti alle trivellazioni in mare per ragioni di utilità – ha spiegato Cariddi – e di opportunità. Il vantaggio economico che ne deriverebbe per l’Italia sarebbe consistente? E poi è davvero opportuno estrarre petrolio proprio nel nostro mare tenendo conto delle potenzialità di rischio?». E il padrone di casa Mario Accoto ha ribadito il «dovere di noi sindaci costieri di rappresentare anche l’entroterra perché il rischio che deriverebbe dalle trivellazioni si ripercuoterebbe su un territorio talmente ampio che va fuori dai nostri confini. L’accordo tra noi sindaci può essere un elemento forte per ottenere l’obiettivo».

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