Cultura, Storia, Tricase, Tutino

TUTINO, L’ASSOCIAZIONE “LA CULONNA” SCRIVE AL SINDACO E ALLA SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA

TRICASE – Con una lettera indirizzata al Sindaco del Comune di Tricase, alla Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e al settore Lavori Pubblici del Comune di Tricase, l’Associazione “La Culonna-Tutino” chiede maggiore attenzione e rispetto per  i lavori in corso in piazza Castello dei Trane – Tutino.

La maturità di un popolo si misura anche da come si adopera per considerare e preservare
la sua storia. L’Associazione “La Culonna-Tutino” ha, nel suo cammino ventennale, la direzione del solco entro cui incamminarsi per apprezzare i luoghi storici ed i beni immateriali del borgo Tutino di ieri; la stessa è costantemente impegnata nel salvaguardarli oggi, per essere narrati e consegnati inalterati ai posteri. L’inizio del 2019 è coinciso con i lavori edili che tuttora stanno
interessando il palazzo dei Trane mentre, da pochi mesi, si sta attuando il progetto di pavimentazione di Piazza Castello. Su quest’ultimo punto, l’Associazione “La Culonna-Tutino”
sente il dovere di presentare alcune considerazioni e si dispone a preparare un tavolo di
discussione.

1) L’Associazione “La Culonna-Tutino” ha constatato che nell’approccio al progetto non sono
stati approfonditi e tenuti nella dovuta considerazione gli studi che da decenni documentano la storia e l’archeologia del castello;

2) L’indagine preliminare con georadar aveva evidenziato con chiarezza la traccia del fossato
del castello, ma, nonostante ciò, è stato permesso di intaccarne la sagoma con lo scavo per
fognatura del palazzo dei Trane; inoltre, pur conoscendone la sagoma, i lavori di sbancamento con escavatore non hanno avuto la giusta cautela lasciando evidenti e
devastanti segni del loro passaggio.

3) Con la stessa indagine preliminare con georadar si è confermato il banco di roccia esteso
per tutta la piazza e per questo motivo i lavori di pavimentazione erano attesi dagli studiosi
locali per ricercare le eventuali tracce di solchi del passaggio dei carri e
confermare/accertare l’originaria entrata nel castello. Purtroppo i lavori già effettuati
hanno irrimediabilmente cancellato le suddette tracce storiche e con esse la possibilità di
studi futuri.

4) La scoperta di una fossa granaria non è stata protetta durante i lavori. Pare si intenda
evidenziarne la traccia con una lastra rotonda. Suggerimento: la si potrebbe bocciardare
stilizzando una spiga di grano rendendola intuitiva all’osservatore-turista ed anche per
distinguerla dagli altri tombini.

5) La Soprintendenza, dal canto suo, si è limitata a decretare che, i marciapiedi esistenti su
tutti i lati di Piazza Castello, dovrebbero essere ripristinati; in questo caso, a nostro
modesto parere, si è ecceduto nello storicizzare marciapiedi costruiti soltanto qualche
anno fa, falsando al contempo la sagoma e l’originario andamento plano-altimetrico della
piazza; nel frattempo, alcuni tratti di marciapiede si stanno rifacendo lontani esteticamente
da quanto preesistente ed in aggiunta con una rampa per superare un dislivello che poteva
essere tranquillamente evitata; aggiungiamo che chi ha pensato la rampa per disabili in quel punto, non ha mai vissuto la piazza: il turista che arriva itinerante dalla Chiesa Madre, percorre il
tratto iniziale del marciapiede e, arrivato in prossimità della nuova rampa per disabili (vedi foto), ha già alzato la testa per ammirare il Palazzo dei Trane ma, inciampando nell’inconsueto gradino trasversale … potrebbe ricordarsene per sempre!


6) Si potrebbe svuotare il vecchio pozzo della piazza fino all’originale profondità, togliendo
pochi metri di materiale inerte di riempimento. Si ritroverebbe, così, l’acqua e
probabilmente i conci della vera del pozzo, che potrebbero essere stati buttati all’interno
durante i lavori di chiusura dello stesso. La ricostruzione della vera sarebbe il gradito e
naturale compimento dell’opera.

7) Pur comprendendo le scarse risorse economiche a disposizione per un lavoro completo di
pavimentazione con basolato della piazza, invitiamo l’amministrazione ad una maggiore
attenzione, nei confronti del borgo Tutino, durante le future ripartizioni delle risorse
suddette. Ciò premesso, riteniamo esteticamente sgradevole e fuori luogo la lingua nera
d’asfalto prevista, tanto da suggerire di lasciare lo stato di fatto e accantonare quanto
risparmiato in attesa di poter completare la pavimentazione in pietra anche della sede
stradale.

8) Altro risparmio potrebbe sopraggiungere dal ridurre al minimo, ovvero eliminare, i previsti
dissuasori (rigorosamente mobili, qualora siano proprio indispensabili, onde consentire una
piena fruizione degli spazi durante le diverse manifestazioni e ricorrenze che già si svolgono
nel corso dell’anno e che potrebbero registrare un deciso incremento a lavori ultimati) e
relative discriminanti catene: la piazza è pubblica e se verrà utilizzato il geniale sistema
catena con lucchetto, la piazza diverrà sorprendentemente dei prospicienti e felici
proprietari.

9) Tornando alla parte di fossato scoperto, è indispensabile uno studio archeologico per
accertare l’importanza di tale ritrovamento, prima di coprire il tutto per sempre.
Questo elenco gradiremmo fosse interpretato non come un brontolio di un vecchietto , ma
come un urlo d’allarme; questa è la Piazza di Tutino, questa è la nostra Agorà ed abbiamo la
tristissima impressione che si stia trattando come l‘ennesimo burocratico sopralluogo. Noi
siamo una minuscola associazione di un piccolo borgo ma, pochi mesi fa, un nostro associato
ha avuto il privilegio di ascoltare, durante un incontro culturale presso la sede del Caffè
Letterario Neritonensis di Nardò, la nostra soprintendente architetto Maria Piccarreta. Egli è
tornato entusiasta e tessitore di lodi sul personaggio ma soprattutto ha estrapolato un
passaggio del suo discorso nel quale si sottolineava l’importanza delle associazioni, piccole o
grandi che siano, nella diffusione e salvaguardia del culturale salentino. Anche noi crediamo
nella costruzione di una colorata rete fulleriana di associazioni a protezione dei nostri beni
materiali ed immateriali; al contempo sentiamo, nel caso della piazza, il nostro urlo soffocato
da una imperante superficialità, per cui, ritenendoci un’associazione minuscola ma interessata
alla bellezza, nutriamo la speranza che la Soprintendenza e l’Amministrazione Comunale
porgano maggiore attenzione a quanto sta accadendo. Altrimenti è preferibile cancellare il
meno possibile il preesistente, in attesa di attori più consapevoli.

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