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Cronaca

UNA STRAGE PER VEDERE L’EFFETTO CHE FA…VA ORA IN ONDA “LA TERZA GUERRA MONDIALE” QUELLA FINALE!

Testimonianza rilasciata da Hermann Goering al processo di Norimberga, il 18 aprile 1946:

Come si porta un popolo alla guerra?

Naturalmente la gente comune non vuole la guerra: né in Russia, né in Inghilterra, né in Germania. Questo è comprensibile. Ma, dopotutto, sono i governanti del paese che determinano la politica, ed è sempre facile trascinare con sè il popolo, sia che si tratti di una democrazia, o di una dittatura fascista, o di un parlamento, o di una dittatura comunista. Che abbia voce o no, il popolo può essere sempre portato al volere dei capi. È facile. Tutto quello che dovete fare è dir loro che sono attaccati, e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo, in quanto espongono il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i paesi.

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di Gianni Lannes

Violenza, sempre più violenza propinata ovunque. Un avvertimento, tanto per vedere l’effetto che fa nel corpo sociale. Ecco il bailamme di pregiudizi eluoghi comuni per innescare la paura collettiva dello straniero. Tuttavia, sull’Islam non aveva ragione Oriana Fallaci, tantomeno i pennivendoli razzisti in circolazione. Che singolare coincidenza, che tempismo e che sincronia: gli attentati sono avvenuti poco prima del G20 in Turchia, che ha come uno dei temi principali quello della lotta al terrorismo internazionale. Et voilà: in Francia in questo momento vige uno stato di polizia. Vietate le manifestazioni, pieni poteri alla gendarmerie, hanno perfino preso contromisure per evitare attacchi chimici e radioattivi. Parole del ministro degli interni Cazeneuve.

Perfino i giornalisti intruppati di France 24 hanno parlato di misure eccessive. Un classico: come da copione ritrovano il solito passaporto che resiste alle esplosioni.

Figaro oggi titola a 9 colonne: “La guerre en plein Paris”. Lo storico francese Marc Lazar dichiara : “Siamo in guerra”. E ovviamente il Corriere della Sera apre col titolo “Guerra a Parigi”.

GIO

La solita disgustosa propaganda di regime: quando attacchi un altro Paese si chiama missione di pace, quando ti colpiscono si chiama guerra. Purtroppo, ci va sempre di mezzo gente innocente.

E’ altamente improbabile, soprattutto dopo la strage del Charlie Hebdo, che ci possano essere contemporaneamente una mezza dozzina di attentati a Parigi, senza che gli onnipresenti servizi segreti locali riescano a sventarne nemmeno uno. Vorrebbe dire che ci sono un numero significativo di terroristi addestrati e armati dei quali nessuno sa nulla. Inizia a farsi strada qualche perplessità, perché un pazzo isolato ci può pure scappare, ma non sembra sia questo il caso.

Non sono attentati rivolti ad ottenere un intervento dei paesi europei contro la Siria (a che scopo?), bensì avvertimenti. E’ verosimile che la Francia sia punita, fin dall’inizio dell’anno, per la sua ritrosia a restare nella NATO, nelle cui braccia Sarkozy (fantoccio a stelle e strisce) l’aveva riportata di forza nel 2009, dopo 43 anni di orgogliosa indipendenza. Un progressivo disallineamento della Francia dalla NATO in questo momento (la ritrosia di Hollande ad avallare le sanzioni contro Mosca, nonché con le sue esplicite richieste di tornare sulla decisione di Sarkozy) avrebbe effetti molto dannosi su un’alleanza atlantica già sfilacciata e messa a dura prova dall’emergere di nuove potenze e dal risveglio militare di Mosca. Di qui la necessità di lanciare continui avvertimenti a chi di dovere, affinché segua il canovaccio politico-militare definito da Washington. Tranquilli: in Italia non c’è rischio di attentato almeno per ora: sulla politica estera la posizione di Renzi è sempre stata netta, ossia a 90 gradi.
Per restare in tema. Nel trattato sull’unione europea, la sicurezza è presente non soltanto come una politica dell’Unione, ma addirittura come un valore e come diritto: segue la libertà, ma precede la giustizia (l’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia”: articolo 3, comma 2). Invano si cercherà qualcosa di simile nella Costituzione italiana del 1948.

Se l’uso parossistico del concetto di sicurezza è successivo all’11 settembre 2001, il suo uso corrente precede quella data. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 si inizia a parlare di sicurezza con sempre più insistenza, ma non più di difesa. Il concetto di sicurezza è più ampio di quello di difesa. E quindi consente di giustificare interventi militari a tutti gli effettivi offensivi, e che comunque non hanno nulla a che fare con la difesa della patria. La nozione di sicurezza diviene sempre più invasiva in termini di categoria di interpretazione della realtà sociale. Il concetto di sicurezza funziona come un grimaldello per l’attacco ai diritti, e consente di smantellare definitivamente lo Stato di diritto. Qual è il meccanismo di legittimazione della sicurezza? La fabbrica della paura. Infatti, la paura di un nemico fantasma è tutto quello che è rimasto ai politicanti per conservare briciole di potere; e anziché venderci sogni come in passato, questi fantocci eterodiretti a capo delle istituzioni ora promettono di proteggerci dagli incubi.

La guerra contro il terrore: è un cliché ormai dilagante che instilla la paura nell’opinione pubblica. Una guerra senza quartiere e senza regole e dunque infinita. Una guerra preventiva, una guerra senza legittimazione dell’avversario: così il nemico perde lo status del combattente e acquisisce quello del criminale disumano. Infine, la guerra del  bene contro il male, mentre il vero potere rimane nell’ombra. Sveglia: va in onda la terza guerra mondiale, quella finale.

www.sulatestagiannilannes.blogspot.it

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