Cronaca, Tricase

USURA – UN MILIONE DI EURO IL RISARCIMENTO PER LA CHIUSURA DELLA PROPRIA AZIENDA.

TRICASE (Lecce) – Un milione di euro come risarcimento per essere stato costretto a chiudere la propria azienda a causa dei prestiti a tasso usuraio.

Un imprenditore del Sud Salento attivo nel settore della fabbricazione di infissi metallici si è costituito parte civile con l’avvocato Francesco Maggiore contro i suoi presunti strozzini chiedendo un maxi risarcimento.

Nel procedimento si è costituita parte civile anche l’Associazione per le vittime contro l’usura con il Presidente Luigi Budano tramite l’avvocatessa Elvira Marchetti.

Sotto processo sono finiti Luigi Botrugno, 38 anni, di Castiglione di Andrano e i coniugi Errico Mastria e Tommasina Palese, di 75, residenti a Depressa, frazione di Tricase.
Nel corso dell’udienza preliminare svoltasi nelle scorse ore dinanzi al gup Annalisa De Benedictis, Palese, difeso dall’avvocato Luigi Piccinni e Botrugno, assistito dall’avvocato Federico Martella, hanno chiesto ed ottenuto di essere giudicati in abbreviato e l’udienza è stata aggiornata al prossimo 3 marzo.

La posizione della Mastria, difeso da Francesco De Lecce, è stata stralciata per un difetto di notifica. Le accuse ipotizzate sono quelle di usura, minacce ed estorsione.

Sulla scorta delle indagini svolte dai finanzieri della tenenza di Tricase trovandosi in difficoltà economiche, l’imprenditore si sarebbe rivolto prima a Luigi Botrugno e poi ai due coniugi. Tre gli episodi contestati al rappresentante di Andrano.

Il primo prestito risale all’ottobre del 2009: all’operazione di ventimila euro sarebbe stato applicato un tasso annuo tanto da far lievitare la somma da restituire fino a 32.550 euro. Nell’aprile del 2010 ci sarebbe stato un ulteriore prestito di 35mila euro: in cambio l’imprenditore si sarebbe impegnato a restituire 49.250 euro, secondo un piano di ammortamento costituito da quattro rate mensili di 12.250 euro con un tasso del 184 per cento. A titolo di commissione Botrugno avrebbe trattenuto 250 euro su ogni dilazione.

L’imprenditore, però, non sarebbe riuscito a fare fronte agli impegni. Così, nel tentativo di riavere il denaro, Botrugno sia al telefono che di persona lo avrebbe minacciato dicendo che avrebbe passato dei guai lui e la sua famiglia. Dopo le minaccce l’imprenditore avrebbe consegnato 85mila euro. Fra febbraio e marzo 2010, poi, ci sarebbe stato il prestito di 18mila euro concesso al professionista dai coniugi. In cambio avrebbero chiesto la restituzione di 20mila euro, pari ad un tasso del 130,82 per cento. A distanza di un anno, di fronte all’inadempienza del creditore, i coniugi lo avrebbero minacciato di avviare le vie legali costringendolo a versare 25mila euro.

 

fonte: Corrieresalentino

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