Economia, Politica

VARANO, IL COMUNE SENZA DISOCCUPATI

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Un paese senza una piazza è uno dei poli mondiali dell’innovazione. Un distretto di giovani che sta conquistando il futuro. Obiettivo rendere più leggero e veloce ciò che esiste sulla terra. Dal castello medievale a quello prossimo venturo fatto di arti, mestieri e saperi. Qui anche quarant’anni di tradizione sono startup e si fanno le ecografie ai pezzi di carbonio in una sorta di gioia collettiva.

Il paese non ha una piazza. E’ sdraiato sulla strada provinciale, un Comune su quattro ruote, si potrebbe dire. Anche il Patrono, guarda caso, è un perenne viaggiatore: San Martino. La strada divide la chiesa dal municipio, la strada divide le due banche concorrenti, la strada divide il castello antico quello costruito dai parmigiani nel 1205 per riscuotere tasse, dal castello del futuro, delle nuovi arti e dei nuovi mestieri, dove si parla di carbonio, accelerazioni e aerospazio.

Qui son tutti giovanissimi e specializzati: ingegneri ed operai. Qui la crisi sembra fare bene, fa emergere la qualità, le idee. La vera piazza del paese è il mondo. L’innovazione, la ricerca tra auto ed aerei ha due poli come il globo: uno al Sud qui a Varano, l’altro nell’Oxfordshire in Inghilterra con la Lotus e altri marchi.

Creato il lavoro si sta costruendo il benessere. Tutto è semplice, tutto funziona. Non c’è bisogno di grande logistica, di interminabili agende: ci si trova in uno dei bar o dei ristoranti lungo la strada. Si lavora tanto e ci si vede sempre. E’ qualcosa più di una famiglia. E’ una comunità molto aperta, dove le informazioni e i successi sono comuni. Anche la burocrazia ha dovuto imparare ad andare alla velocità del suono. Il sindaco Luigi Bassi non si vergogna a far notare che le pratiche le fa andare avanti personalmente, pur di velocizzarle. Circola veloce tutto, le auto sulla strada, i clienti che arrivano da tutto il mondo, le ultime trovate e scoperte sui nuovi polimeri. Qui condividono con apprensione fin gli esiti delle ecografie che fanno alle scocche di carbonio.

Coesistono piccole grandi aziende:la Dallara, un “contadino di sogni” famoso nel mondo, età media dei dipendenti 33 anni, poco distante, l’operaio Nelso Antolotti ha fondato la Turbocoating (rivestimento di componenti per turbine a gas) che opera in tutto il mondo e che è diventata partner della General Electric che gli ha dato di fatto mezza America come mercato; poi c’è la Protoservice un colosso delle stampanti in 3d su titanio, acciaio, alluminio . Anche qui si respira aria di futuro e auto da corse, si lavora in accordo con le ricerche sulla fisica dei materiali dell’Università di Parma. Si da del tu all’eccellenza mondiale.

In questi capannoni talmente tecnologici da non capire bene quanto siano grandi le cose piccole che fanno, sprizzano e trionfano gioia, orgoglio, felicità.

In questo fazzoletto innovativo sdraito sulla Valceno dove anche la tradizione sembra start up, viaggia Mauro del Grosso. Uno che fin il cognome dice quanto sia impregnato di amore per la montagna da centinaia e centinaia di anni, è vulcanico uomo di formazione, che ha sempre insistito per portare l’azienda nelle scuole e viceversa, dice giustamente senza pudori.” Per capirci Gianpaolo Dallara è una sorta di Leonardo da Vinci per questa terra e Andrea Pontremoli una sorta di Macchiavelli economico imprenditoriale”. Dallara ha attraversato e fatto grande il mondo dei motori (Ferrari, Maserati, Lamborgini, De Tomaso) poi è tornato a casa.

Qui si sogna un’unica Motor valley da Varano alla Toro Rosso in Romagna. Qui nel 1985 è stato creato il primo telaio in carbonio. Qui vengono da tutto il mondo ad imparare ed anche se hanno le loro regole e il loro usi anche commerciali si adattano e bene in fretta a quelle della Carbonio valley. A Varano alcuni giorni l’anno ci sono più giovani che abitanti, 86 università riversano qui i loro talenti ingegneristici a progettare provare sul circuito una vettura. Sono i giorni del Formula Sae. 

Un paese senza nemmeno una piazza, adagiato su una strada, la strada del futuro, però. E in tempo di crisi dura, rispondono con la piena occupazione. Miracolo in Val Ceno.

 

fonte: caffevitruviano

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