Cronaca, Tricase

“VITTIMA DI UNA TRAPPOLA MORTALE” E QUEL GIORNO SONO MORTA ANCH’IO. PARLA LA MADRE DI LISA PICOZZI.

Quello che non si può in alcun modo sostenere è che quella di salire sul tetto sia stata un’iniziativa improvvida, ascrivibile alla sola Picozzi, alla quale nessuno sarebbe stato in grado di opporsi.”

Questo il passaggio piu’ significativo delle motivazioni della sentenza per la morte di Lisa Picozzi sopraggiunta durante il sopralluogo che la stessa stava facendo sui capannoni della Selcom per conto della sua ditta, la Sun System. La vittima al suo arrivo avrebbe gia’ trovato le scale pronte per raggiungere il tetto dell’edificio. 

Un rivestimento in eternit copriva il lucernario in plexigas che poteva sopportare solo un peso di 20 chilogrammi per metro quadrato rendendolo cosi’ “una insidia e una trappola” parole del gup,  che fece precipitare la giovane ingegnere da un’altezza di sette metri.

Tutte le colpe secondo le motivazioni ricadono sui Sergio scagionando da ogni responsabilita’ la Sun System, che secondo i rilievi effettuati all’epoca dai tecnici dello Spesal e secondo l’informativa dei carabinieri avrebbe dovuto svolgere rilievi fotografici tali da stabilire l’effettiva pericosita’ del luogo. 

Quello che segue è uno stralcio delle motivazioni del Giudice alla sentenza di condanna per omicidio colposo.

” Né vale sostenere, di contro, che un accesso al tetto non sarebbe stato
necessario, non era previsto. Intanto perché, al di là di quanto hanno riferito alcuni testi (nel plausibile intento di “alleggerire” la posizione degli imputati che, per taluni dei testi, era anche la loro) circa la caratteristica di sopralluogo preliminare per il quale non sarebbe stata necessaria una visione diretta del tetto, in realtà la possibilità di un siffatto incombente era quasi in re ipsa, posto che proprio sul tetto doveva essere installato l’impianto ed erano necessarie talune informazioni (consistenza della copertura, inclinazione, ecc.) che solo una visione diretta avrebbe potuto fornire. D’altro canto, se fossero state sufficienti solo le planimetrie e le fotografie, quale ragione avrebbe sorretto quel sopralluogo, posto che le fotografie, al pari della pianta, avrebbero potuto essere effettuate dal personale di SELCOM (o Nuova Adelchi) ed inviate per via elettronica alla controparte? La verità è che se SUN SYSTEM aveva deciso di inviare sul luogo il suo tecnico migliore, l’ing. Picozzi (peraltro coadiuvato da un collaboratore), era perché da quel sopralluogo avrebbe dovuto acquisire informazioni importanti sulla fattibilità e sulla convenienza dell’opera, del valore – va ricordato – di almeno tre milioni di euro.
Del resto, che l’ing. Picozzi dovesse salire sul tetto è cosa che può dirsi pacificamente assodata, alla stregua delle sopra riportate deposizioni testimoniali. 
omissis …

Di seguito le dichiarazioni rilasciate dalla signora Marianna Viscardi:

“La sera stessa in cui ho letto la sentenza, ho scritto sulla mia bacheca e su quella del Gruppo. Ci tenevo a confutare la tesi, cavalcata dalla difesa, e in realtà, l’unica per loro possibile, che mia figlia fosse salita sulla superficie di quell’edificio per sua iniziativa, per eccesso di zelo e non perchè le fosse stato richiesto. Ci tenevo molto, perchè sulla modalità per eseguire quel sopralluogo, quel giorno, sono state accampate molte scuse, percepite chiaramente dal Giudice Tanisi”. 

“Ho appena finito di leggere le motivazioni della sentenza del Giudice che ha condannato i responsabili della morte della mia Lisa.
52 pagine che mi hanno fatto rivivere il giorno in cui sono morta anch’io; ma alcune affermazioni del Giudice mi hanno ripagato dell’amarezza per le false affermazioni di alcuni testimoni.
Sono un po’ sottosopra, mi sarà difficile prender sonno”.

Ecco la verità, amore mio, la tua rivincita verso tutti quelli che hanno “scelto” di sostenere che tu, quel giorno, sei salita su quella superficie di tua iniziativa.

Te lo dovevo, amore, perchè tu eri una professionista seria e preparata come pochi.

A tarda notte, ho aggiunto questo mio tormento.

 C’è un dolore che punge dentro il mio cuore, nella mia mente c’è posto solo per interminabili sequenze di immagini, che hanno tutte i tuoi occhi, il tuo sorriso, il tuo bel viso di bimba, di ragazza, di donna, di figlia meravigliosa ….. ma lo sfondo su cui scorrono questi frame, come in uno storyboard impazzito che cambia continuamente le sequenze, è sempre lo stesso … tu che sali su una scala sulla quale non avresti mai dovuto salire … tu che ti muovi sicura, perché non vedi pericolo intorno ai tuoi passi … tu che ti chini, misuri, prendi appunti … tu che hai finito e stai tornando alla scaletta per scendere … tu che non puoi sapere che davanti a te c’è una trappola che ti aspetta … tu che metti un piede dove non avresti mai dovuto metterlo …. tu che sbandi e cadi e forse sei spaventata perché capisci cosa sta accadendo … tu che …………. tu che forse chiami la tua mamma … tu che … tu che lasci a terra il tuo sangue, quel sangue prezioso che tante volte hai donato per gli altri … tu che pigi il tasto del rewind per rivedere la pellicola della tua vita, prima di lasciarla nelle mani dei ricordi … tu che te ne vai, sola e in silenzio, per non essere di peso a nessuno, come hai sempre cercato di fare nella vita ….. tu che diventi sempre più leggera e luminosa e ti muovi già con la luce e nel tempo ….. tu che, ormai, vedi il mistero che circonda le cose, vedi il dolore che trafigge il mio cuore e lo sgomento e le lacrime di chi ti ha amato ….. 

Tu, amore mio, perché non hai aspettato che arrivassi per un ultimo bacio? ……… no, non avresti mai aspettato, non avresti mai potuto sopportare di vedermi morire.

8 marzo, Festa della donna.
Mi inchino davanti a te, grande donna.
Che il sacrificio della tua vita, insieme a quello di molte altre persone sfortunate come te, possa sensibilizzare chi di dovere sull’importanza della sicurezza nel posto di lavoro. 

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