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XYLELLA – CATALDO MOTTA: “CI SONO POCHE CERTEZZE SCIENTIFICHE”. LO IAM RINUNCI ALLA EXTRATERRITORIALITA’.

Nella vicenda Xylella “ci sono poche certezze scientifiche. Temo che quando la scienza non abbia approfondito un problema si possa correre il rischio della superficialità nell’intervento. E anche questo può essere un profilo da approfondire nel corso delle indagini”. A dirlo, ai microfoni di ‘Voci del Mattinò (Radio1), è stato il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, titolare dell’inchiesta sulla moria di ulivi che sta colpendo il Salento a causa del batterio Xylella Fastidiosa.

Quanto alle misure dettate dall’Unione Europea, il magistrato ha commentato che “se per fermare il fenomeno bisogna sradicare le piante è certamente il caso di agire in fretta. Il problema – ha aggiunto – è proprio questo: si devono sradicare? Lo sradicamento è davvero il rimedio necessario e unico? La direttiva europea prevede una serie di misure, compreso lo sradicamento degli alberi, ma ce ne sono anche altre meno drastiche e definitive. Misure anche preventive, nei casi in cui l’essiccamento anomalo non si sia ancora manifestato. E’ previsto inoltre l’intervento sulle piante ospiti diverse dagli ulivi, come gli oleandri, il rosmarino, la macchia mediterranea. Però, se ci mettiamo su questa strada, rischiamo di sconvolgere completamente il territorio”.

Motta ha parlato anche delle incertezze su come il batterio della Xylella Fastidiosa sia arrivato in Puglia. “In occasione di un convegno organizzato nel 2010 dallo Iam, l’Istituto agronomico mediterraneo, a Valenzano, vicino a Bari – ha osservato Motta – il ministero delle Politiche agricole autorizzò l’importazione di un campione di batterio per scopi scientifici, ma bisogna vedere di quale ceppo fosse. Il ministro Martina dice che era una sub-specie diversa? Non è accertabile, o meglio non è stato accertato perchè mancano le indicazioni sulle caratteristiche genetiche di quel batterio. Ma una convenzione del 2000 riconosce all’Istituto Agronomico Mediterraneo l’extraterritorialità e l’immunità. Peraltro – ha concluso – sono garanzie alle quali l’Istituto potrebbe rinunciare, e noi abbiamo subordinato l’esecuzione di alcuni provvedimenti proprio alla possibilità che l’Istituto rinunci a queste prerogative”.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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