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XYLELLA: VOCE DELL’ULIVO E APROL PROPONGONO MODIFICHE SOSTANZIALI AL PIANO SILLETTI.

Scriviamo in merito ai contenuti del Piano degli interventi per fronteggiare l’emergenza connessa alla diffusione della Xylella fastidiosa, approvato il 19 marzo scorso.
Gli olivicoltori sono più che mai consapevoli del loro ruolo di responsabilità sociale per l’effettuazione delle misure da porre in essere per il contenimento dell’emergenza. Preme sottolineare, a tal proposito, che essi sono pronti a mettere in atto tutte le azioni volte a salvaguardare il patrimonio agrario che essi stessi per primi tengono a preservare.

Con la presente, però, si evidenziano le forti criticità riguardanti la concreta applicabilità del Piano, con particolare riguardo ai seguenti punti:
– controllo degli stadi giovanili del vettore: è opportuno evidenziare che, solo nella Provincia di Lecce, su circa 250.000 ettari è previsto l’obbligo del controllo degli stadi giovanili dei vettori situati sulle erbe infestanti, attraverso la trinciatura e/o erpicatura oppure l’impiego di decespugliatori o pirodiserbo ecc… Queste pratiche agronomiche, in particolar modo per il ridottissimo tempo a disposizione degli operatori (fino alla comparsa dell’insetto adulto), sono praticamente inattuabili su larga scala.

– Controllo dei vettori adulti: la strategia prevista dal Piano, di effettuare almeno quattro trattamenti insetticidi su alberi di olivo e del genere Prunus, con l’obiettivo di ridurre la popolazione di insetti vettori, rischia di fallire. Le aziende agricole infatti sono prive di adeguate risorse economiche e di mezzi tecnici per la sua attuazione. Inoltre, non è da trascurare, lo stesso rapporto EFSA (Scientific Opinion – EFSA Journal 2015; 13(1): 3989, esattamente al paragrafo 4.3.3.4. – 4° capoverso, che cita testualmente: “Similarly, insecticide treatments could have a negative result by modifying insect population dynamics and favouring insect vectors, e.g. by placing proportionally higher pressure on the insects’ natural enemies.”), sottolineando di fatto come l’utilizzo diffuso di insetticidi rischia di alterare gli equilibri ecologici avvantaggiando, con un possibile effetto boomerang, gli insetti vettori a danno dei propri nemici naturali.

– Eradicazione delle piante infette (sintomatiche e asintomatiche): l’eradicazione delle piante infette (come riportato nello stesso documento EFSA), presenta efficacia alta ma una fattibilità tecnica molto bassa. Tale assunto è particolarmente riscontrabile per le aziende salentine, in virtù delle già citate criticità di ordine temporale e, soprattutto, per la gravosità tecnico-economica, che rendono tale pratica evidentemente inapplicabile. Corre l’obbligo di precisare che, al di là delle difficoltà tecnico-economiche (visto l’elevato numero di piante infette presenti ad oggi sul nostro territorio), riteniamo non più perseguibile tale strada. Tale provvedimento avrebbe trovato una sua validità in una situazione di contagio circoscritto, quale quella riferibile storicamente all’ottobre 2013.
Ciò stante, ed a seguito di ripetuti incontri tenutisi con i nostri associati e con operatori del settore, sottoponiamo alle LL.SS. gli esiti di tali consultazioni; certi che le autorità pubbliche chiamate ad intervenire sul problema possano utilmente avvalersi dei suggerimenti emersi, i quali sono comunicati a codesti Uffici in spirito di collaborazione per la migliore risoluzione possibile del problema.

Le azioni, previste dal Piano, perseguono più obiettivi, tra i quali sono centrali quelli di seguito elencati:
1. Bloccare l’avanzata del batterio sul territorio, confinandolo in un areale ben delimitato, attraverso le buone pratiche agricole e l’utilizzo di fitofarmaci, per l’abbattimento degli insetti vettori responsabili della propagazione. Tuttavia, come dianzi meglio specificato, riteniamo che tali interventi espongano forti criticità per la loro concreta applicazione. Inoltre rappresentano, per l’uso degli insetticidi, un concreto rischio per l’ambiente.
2. Abbassare il serbatoio di inoculo del batterio. Per il raggiungimento di tale obiettivo (laddove l’UE prevede l’eradicazione delle piante sintomatiche e non), riteniamo realmente applicabile, la sfrondatura totale degli alberi infetti, limitando la eradicazione solo alle piante ormai morte. Tale misura, da applicare solo in una situazione complessa come quella della zona infetta (leccese), attraverso l’eliminazione di tutte le foglie e dei rametti, potrebbe perseguire i seguenti risultati:
– Drastico abbattimento della quantità di inoculo batterico, che può produrre risultati vicini alla stessa eradicazione degli alberi. È ipotizzabile ottenere in questo modo una riduzione significativa, secondo nostre stime, di più del 90% dell’inoculo sul territorio.
– Riduzione significativa delle quantità di insetticidi da applicare: appare ovvio che l’abbattimento significativo della quantità di inoculo produce una notevole riduzione del rischio di infezione dell’insetto vettore, cui consegue la possibilità di un minore impiego di insetticidi. Allo stesso modo, la sfrondatura, producendo un abbattimento del volume della chioma da trattare, consente una riduzione significativa della quantità di fitofarmaci da impiegare.
– Risanamento di una percentuale significativa degli alberi: tenuto conto che una importante percentuale di alberi presenta l’infezione allo stadio iniziale, confinata alle parti giovani della chioma, eliminando la chioma stessa vi sono ottime possibilità di risanare definitivamente la pianta.
– Velocità di intervento: non essendo necessarie particolari autorizzazioni per l’esecuzione di tali operazioni, come viceversa previsto per le eradicazioni, la effettuazione delle stesse potrà essere immediata.
– Riduzione dei costi: tale intervento, a differenza dell’eradicazione, è sicuramente un’operazione molto meno onerosa per i conduttori.
– Salvaguardia del patrimonio olivicolo: la natura di questa operazione, certamente non irreversibile come invece nel caso delle eradicazioni, unitamente al suo effetto di rallentamento della propagazione dell’infezione, potrebbe dar tempo alla ricerca per l’individuazione di una strategia risolutiva.
– Applicabilità anche in zone inaccessibili alla trattrice: a differenza dell’eradicazione, che abbisogna dell’impiego di adeguati mezzi meccanici, tale intervento potrà essere effettuato completamente a mano (motosega).
– Più facile monitoraggio dell’evoluzione della malattia: le piante sfrondate sono facilmente riconoscibili e quindi monitorabili all’interno degli appezzamenti, anche mediante l’utilizzo di tecnologie innovative (droni).
Infine si riporta testualmente quanto specificato dall’EFSA rispetto all’efficacia della potatura drastica: “Methods consisting in severe pruning of infected trees may temporarily limit the availability of bacterial inoculum for insect vectors, but sprouts that grow later also constitute a source of inoculum, so these methods cannot be recommended”.
Tale documento conferma come, ancora di più la sfrondatura determini un reale abbattimento della quantità di inoculo del batterio. Riguardo, poi, al rischio, ventilato nel documento stesso, che la produzione di nuovo apparato aereo (polloni) comporti un re-incremento della quantità di inoculo, ciò è indubbiamente vero, ma su una scala temporale di lungo periodo. Ma, in tale vicenda il tempo assume un ruolo di centrale importanza per dar modo alla ricerca di sperimentare soluzioni terapeutiche e comunque di minore impatto.
Le scriventi, pertanto, richiedono formalmente che il Piano sia modificato nel senso proposto.
Con osservanza

Comitato Spontaneo Voce dell’Ulivo
Aprol Lecce

Ecco le proposte degli olivicoltori per renderlo efficace

Voce dell’Ulivo e Aprol Lecce scrivono al Commissario Straordinario: “Pronti a collaborare, ma servono alcune modifiche dettate dal buon senso”. Un esempio?
Sfrondature al posto di abbattimenti. La parola d’ordine è abbattere la quantità di inoculo del batterio presente sul territorio per bloccare il contagio, e questo si può ottenere riducendo drasticamente l’apparato fogliare infetto, presente sugli alberi contaminati, senza eradicare. Fra le righe lo dice anche l’Efsa.
Ancora il Comitato: “Da questa pratica molteplici benefici: possibile risanamento di piante infette allo stato iniziale, tutela del patrimonio olivicolo e paesaggistico, drastica riduzione di insetticidi, contenimento dei costi per gli agricoltori, velocità di intervento, applicabilità anche in zone inaccessibili ai mezzi meccanici e più facile monitoraggio dell’evoluzione della malattia”.
I dettagli della proposta in allegato.

E sulla strigliata di Nardoni sugli adempimenti, cominci da un bel mea culpa per non aver fatto ancora tirare un filo d’erba a Consorzi di Bonifica, Province, Comuni e Anas.
E riguardo ancora alla sua affermazione “Non è ancora chiaro a tutti che il piano del Commissario è un piano sostitutivo degli interventi posti a carico di proprietari e conduttori da un Decreto del Governo” – il Comitato precisa – Il Commissario è di fatto sostitutivo dell’inerzia totale dell’ente Regionale, ed in modo particolare, dell’Assessorato all’Agricoltura che in due anni ha trovato come unica soluzione al problema “L’acqua informatizzata”.

Si riporta ancora dall’Assessore “Ma davvero esiste una persona di buon senso che può pensare che un soggetto pubblico, sia esso il Commissario, la Regione o l’Esercito, possa fare le arature di circa centomila ettari di terreni agricoli in meno di un mese?” – sempre dal Comitato rispondono – “ Ma davvero esiste una persona di buon senso che può pensare che un soggetto privato, sia esso azienda agricola o semplice possessore di terreno, possa fare le arature di circa duecentocinquantamila ettari ( e non centomila come dice l’Assessore mal informato) di terreni agricoli in meno di un mese? ”.
Dice ancora l’Assessore “Abbiamo dato un alibi a tutti coloro che anche prima della xylella non curavano i terreni per continuare a non farlo e magari sperare in un risarcimento”. Questa affermazione è di una gravità inaudita – dicono dal Comitato – perché dimostra che l’Assessorato pur essendo a conoscenza di questo fenomeno non ha intrapreso le iniziative adeguate atte a far rispettare il contratto di condizionalità, previsto dalla Pac, ai soggetti inadempienti. Tutto questo anche nonostante le nostre numerose denunce e sollecitazioni.
Inoltre già da tempo, il Comitato ha fatto sentire la sua voce in merito al danno economico e sociale causato da coloro i quali hanno vissuto l’olivicoltura degli ultimi anni unicamente come una rendita derivata dal solo sostegno Comunitario.
Tutto questo, ha pesato e tuttora pesa come un macigno sulle spalle delle nostre aziende, che si distinguono per tutela ed economia del territorio, salubrità e qualità in genere dei prodotti agricoli, uniche artefici della diffusione del marchio “MADE IN SALENTO” in tutto il mondo.

 

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