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FALLIMENTI: SONO 863 LE AZIENDE SALENTINE SOTTOPOSTE A PROCEDURE CONCORSUALI

È entrato in vigore il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII). Ecco cos’è cambiato dal 15 luglio, per imprese e professionisti. Essenziali gli strumenti di programmazione, come piano industriale e budget.

SALENTO – Sono 863 le aziende che in provincia di Lecce sono sottoposte a procedure concorsuali. L’Osservatorio economico Aforisma, diretto da Davide Stasi, ha censito le imprese ormai in crisi, che sono andate incontro a fallimento o si trovano in stato di concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione controllata oppure amministrazione straordinaria speciale, a partire dall’anno in cui entrarono in vigore le novità processuali contenute nella legge numero 134 del 2012, che modificò la Legge Fallimentare disposta con Regio decreto numero 267 del 1942.

«I dati – spiega Davide Stasi, direttore dell’Osservatorio economico – confermano le grosse difficoltà in cui versano alcune aziende salentine. Lo studio ha preso in esame tutte le aperture di “procedure concorsuali”, disposte dal 2012 ad oggi, nei confronti di quelle aziende con sede in provincia di Lecce, che risultino sottoposte a fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione controllata, amministrazione straordinaria speciale. Dopo una lunga serie di rinvii e molteplici revisioni, da ieri, venerdì 15 luglio, è entrato in vigore il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo numero 14 del 2019). Le nuove regole riguarderanno, però, solo le nuove procedure, mentre quelle già aperte continueranno a seguire le “vecchie regole”, dando così il via a un doppio regime».

In particolare, ad oggi, i settori economici più colpiti, sono il commercio, con ben 278 aziende sottoposte a procedure concorsuali, pari al 32,2 per cento del totale; il manifatturiero, con 172 casi, corrispondenti al 19,9 per cento; il comparto delle costruzioni, con 170 imprese, che rappresenta il 19,7 per cento. A seguire, le 52 imprese cosiddette non classificate; le 28 aziende agricole; le 27 agenzie di viaggio o noleggio ed altrettante società che operavano nell’ambito delle attività professionali, scientifiche e tecniche. Quote via via marginali e decrescenti per gli altri settori.

«Con il decreto legislativo numero 83 del 2022 – aggiunge Stasi – è stata confermata la data del 15 luglio 2022, dopo lo slittamento di quasi due anni dalla data originariamente prevista (15 agosto 2020) per la sua entrata in vigore, principalmente causato dalla crisi provocata dall’emergenza pandemica, ha consentito di allineare il nuovo Codice alle modifiche introdotte in sede di attuazione della Direttiva comunitaria del 2019. Con gli ultimi interventi normativi, il legislatore prevede l’accantonamento del sistema di allerta e rende ancor più centrali le nuove misure idonee e gli assetti che consentono di rilevare tempestivamente la presenza di uno stato di crisi e intervenire ricorrendo al nuovo istituto della composizione negoziata. Con questo sistema, diventa ancor più centrale per l’impresa il ruolo di strumenti di programmazione quali il piano industriale e il budget – sottolinea Stasi – Altra novità è l’impossibilità da parte dei creditori nei cui confronti operano le misure protettive di rifiutare unilateralmente l’adempimento dei contratti pendenti o provocarne la risoluzione. L’imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico finanziario, rivolgendosi alla Camera di commercio del proprio territorio, può richiedere la nomina di un esperto indipendente quando risulta ragionevolmente perseguibile il risanamento dell’impresa. Il soggetto incaricato, in possesso dei requisiti, dovrà agevolare le trattative dell’imprenditore, avendo come obiettivo il superamento dello squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che rende probabile la crisi o l’insolvenza».

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